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venerdì 26 aprile 2013

Ellie Goulding - Halcyon Days Tour

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L'anima e l'energia di questa artista inglese valgono di più di mille parole.
E se ancora non avete ascoltato nessun suo lavoro cercate il primo angolo della vostra casa e mettetevi in castigo da soli perchè non si può rimanere indifferenti al talento di Ellie Goulding.

giovedì 18 aprile 2013

Nomen Omen (la scelta del nome di merda)

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Quando le donne diventano interessanti, cioè incinte, tutto diventa più magico, ma nulla supera la magia del vostro uomo che infoiato come pochi nel vedervi in preda agli ormoni impazziti, durante l'atto sessuale, tutto impaurito esclama: "Ma non toccherò il bambino?" E a te i neuoroni chi te li ha toccati?
Si assiste poi alla regressione dei suddetti dopo la scoperta del sesso del futuro nascituro che non si ritroverà più con due genitori, ma con un team di interior designer da far schiarire tutto il resto dei capelli di Paola Marella. E in men che non si dica architetti, geometri, muratori, tappezzieri e imbianchini per poter regalare la migliore camera da letto possibile al proprio figlio; camera che sarà nuovamente da cambiare entro il quinto anno dell'infante causa crescita dello stesso.
Ma la vera morte dei neuroni la si ha durante la scelta del nome e mi sembra più che doveroso soffermarsi su questo punto cercando di far chiarezza su una questione tanto delicata.
Il nome è il nostro biglietto da visita: è la prima cosa, dopo l'aspetto fisico, che facciamo conoscere di noi stessi e non è un caso se agli antichi piaceva il detto nomen omen ovvero il nome un presagio.
Oggi è tutto diverso e capita quindi che ci si ritrova con delle Serena incazzate come delle bisce già alle 8 del mattino, dei Pietro rammolliti come pochi e delle Maria Catena che si spezzano anche con un grissino.
Perchè la scelta del nome dovrebbe essere un momento intenso, un modo per tramandare qualcosa di noi ai nostri figli, un modo per celare dietro una manciata di lettere tutto un mondo fatto di storie familiari, modi d'essere e altro.
E invece no, ci si ritrova con parenti, parentastri e soprattutto cuginastre (le quali avrebbbero dovuto far prima il viaggio in Madagascar e poi accogliere in casa un frugoletto) che decidono di invertire l'ordine delle loro pianificazioni e di mostrare al parentado tutto il proprio estro, la propria fantasia sperando di poter vincere il premio per il nome più alternativo dell'anno quando in realtà si scopre che decidere di chiamare l'eventuale propria figlia Kelisua non è stata proprio una mossa vincente. E lo si evince dagli sguardi del "Oppporcatroia, ma che è?" e dalle reazione di dissenso.
Perchè di fronte al nome Kelisua, nome che nemmeno se lo scrivete su Google riuscite a trovarlo, il dissenso e il disagio sono doverosi e ci si chiede da dove possa arrivare un nome del genere: è una specie di zebra africana?
Ma ecco che quando si è sicuri della scelta del nome che si è fatta arriva quel non previsto colpo di scena: è un maschio.

lunedì 15 aprile 2013

Intermittenze

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Allontanarsi dal blog, per me, significa incontrare, pianificare, respirare, essere occupato.
Significa vivere.
Semplicemente ci si prende del tempo, è come se si smettesse di usare una mano, un braccio per forze di causa maggiore o per volontà e si acquistasse qualche consapevolezza in più. Si esplorano nuovi territori e si cresce.
Vivere a intermittenza è necessario, quasi vitale in certi momenti della propria esistenza, e permette di non perdere completamente i contatti con il resto del mondo perchè vivere solo per se stessi è scomodo e sconveniente. Permette di rimanere nell'ombra e di essere illuminuti, di riflettere ad occhi chiusi e una volta aperti rivedere tutto il proprio percorso da un'agolazione diversa o sotto una luce diversa. Permette di perdersi e di ritrovarsi.

martedì 26 marzo 2013

Toh, per un attimo ho pensato volessi farmi un pompino. (cit.)

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Incomprensioni, fraintendimenti, pezzi di discorsi mancanti sono ormai all'ordine del giorno.
O comportamenti che apparentemente non hanno un perchè, non hanno nessun tipo di nucleo ispirativo che li governa in quello che è il loro scopo ultimo.
Quante volte pensiamo, ci comportiamo, diciamo cose sconnesse l'una dall'altra, quante volte agiamo guidati da quelle regole non-sense che ci fanno pensare una cosa e puntualmente ce ne fanno compiere un'altra.
Andare a comprendere i meccanismi della psiche è cosa assai rischiosa e il pericolo è quello di finire come quella povera sciamannata di Penelope che a furia di fare e disfare è rimasta fregata perchè è vero che Ulisse è tornato, ma, in tanto, quella porca di Circe se l'è trombata lo stesso e non provate a dire il contrario.
Addentrarsi nei meandri più reconditi della mente umana deve essere uno di quegli sbatty senza mai fine che per studiare una roba del genere bisogna essere un filo masochisti o, più semplicemente, chiamarsi Freud.
Che cosa ci ha lasciato Freud? Il caso di Anna O, donna affetta da idrofobia in quanto aveva visto il cane bere da un bicchiere. Voglio dire, chi lascerebbe il proprio cane bere negli stessi bicchiere che tranquillamente rifiliamo ai nostri ospiti durante le cene d'estate sul terrazzo in pieno centro a Milano? Piccolo Frassino non permetterebbe mai una simile nefandezza e probabilmente butterebbe, nell'ordine, prima il bicchiere e poi il cane.
Ma è proprio questo il punto: qual è il motore delle nostre azioni? Quali cause portano a determinati eddetti? Qual è il grado di interpretazione di una determinata azione? Quello che ci fa distinguere una richiesta di aiuto da una richiesta di un rapporto orale.
Che sia l'interpretazione la chiave di tutto?
Ma come fare ad indicare un livello comune di interpretazione?
Nel dubbio, se avete voglia di cioccolato, mangiatevi una Mirella!

giovedì 21 marzo 2013

#cèqualcosadidiaboliconellaria

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#cèqualcosadidiaboliconellaria è il nome dell'hashtag che ho deciso di lanciare nel mondo in quanto uno dei buoni propositi per questo 2013. La speranza è di vederlo nelle tendenze di Twitter entro la fine dell'anno e dopo questo post so già che molti di voi non ne potranno più fare a meno, come il sottoscritto del resto.
#cèqualcosadidiaboliconellaria nasce dall'esigenza di esprimere quel disagio interiore che quotidianamente ci affligge come una delle piaghe d'Egitto e che, nonostante l'hashtag, non sempre può essere spiegato a parole o peggio compreso.
#cèqualcosadidiaboliconellaria mira a dare voce a quel senso di horror e di mistero che puntualmente, almeno una volta al giorno, ci si presenta davanti agli occhi: quando un'amica non ci parla, quando sul 68 sembriamo bovini verso la macellazione, quando quel dannato professore si ostina a non pubblicare il voto del tuo esame scritto sostenuto il 6 Febbraio, quando tua madre, con una scusa di merda, non ti viene a prendere in stazione dopo solo 3 ore passate sui mezzi pubblici.
Ci si sente un po' come i poeti maledetti, senza tener conto delle loro esperienze drammatiche ed estreme perchè noi non vogliamo certo rappresentare la miseria della poesia: incompresi, estranei, tagliati fuori dai meccanismi ispirativi che governano il mondo intorno a noi e quando questo accade l'unica cosa da fare è pensare alla presenza di qualcosa di diabolico nell'aria. Con tanto di sguardo da donna cinquantenne ferita nell'orgoglio.

venerdì 8 marzo 2013

The Very Best Of: Childhood

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Un The Very Best Of insolito, ma non meno importante degli altri.
Tutti noi abbiamo le nostre canzoni, quelle che ci fanno ricordare un determinato momento, una determinata persona o semplicemente quelle che ormai sono diventate parte della nostra esistenza senza un apparente perchè.
Riporto qui di seguito le migliori 7 canzoni che hanno caratterizzato la mia infanzia. Enjoy.

#7 Shania Twain - That Don't Impress Me Much
 
#6 Cher - Believe
 
#5 Janet Jackson - All For You
 
#4 Sophie Ellis-Bextor - Get Over You
 
#3 Madonna - Frozen
 
#2 Alanis Morisette - Thank You
 
#1 Celine Dion - That's The Way It Is


lunedì 4 marzo 2013

Sarinski chi? Non conosco.

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Sapete quando sul web impazza la moda di un certo fenomeno piuttosto che un personaggio e tutti sanno perfettamente che cos'è o chi è e voi no?
Ecco io mi sento così riguardo Sarinski.
Ricordo che ne venni a conoscenza verso Novembre-Dicembre dell'anno appena trascorso e la prima cosa che pensai fu "Ma che nome di merda?", la seconda poi: "Beh, non che il mio su Twitter sia meglio!", la terza invece "Oh, ma chi minchia è?".
Volutamente non feci ricerche sperando che le risposte alle mie domande arrivassero direttamente al mio cervello per osmosi o per qualche strana proprietà transitiva o corollario matematico, ma così non è stato ed eccoci quindi arrivati fino ad oggi.
Intendiamoci in questo lasso di tempo non è che non ci abbia dormito la notte e se è capitato sicuramente i motivi sono stati altri, vedi esami, vedi incubi e non certo Sarinski, ma è un pensiero che ogni tanto riemerge, come gli stronzi.
Mentre stavo stalkerando i soliti profili su Twitter ecco apparire quel nome.
Ora ditemi, tutti quanti voi sapete chi è? Sapete qual è la sua storia? Il suo numero di scarpe? Se ha una coppa a o b di reggiseno?
Che cosa fa?
La stripper nei peggiori bar di Caracas? E' stata denunciata per uso improprio di shatush e ci ha fatto su una fortuna come Kate Moss dopo lo scandalo della cocaina?
Il suo shatush è frutto di una sapiente decolorazione? O ha scelto personalmente il colore? E' naturale? O è semplicemente il risultato del lavoro dei suoi sottoposti?
E' una fashion blogger (un'altra?)? E' fashion e basta?
Perchè ha tutto questo seguito? Perchè tutti sanno chi è e io no? Perchè tutti retweettano i suoi tweet e io no? 
Scrive su un suo blog? Scrive per qualche rivista? Tiene la posta del cuore come Phoebe Halliwell?
Perchè non vuole amici, ma solo sottoposti? Perchè la Papuasia e non Inutilandia?
Ha scritto una dieta? Un libro? Un decalogo su come insultare la gente al di sopra della taglia 42?
E' stronza di suo o perchè è dimagrita? Quindi si può dire che è una stronza adottata?
Ma soprattutto, perchè tutti ne parlano?
Vi prego, ditemelo.